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Psicologa Torino è di propietà della dott.ssa ALBERTA psicologa e psicoterapeuta a Torino. Psicologa torino è il luogo virtuale della Dott.ssa Nicoletta ALBERTA.
Psicologa Torino è il nome del sito della dottoressa Nicoletta Alberta. La dottoressa dopo essersi laureata in psicologia presso l'Università di Torino si è Specializzata in Psicoterapia. Per diventare psicoterapueta bisogna essere laureata in psicologia ed aver effettuato 4 anni di specializzazione in psicoterpapia. La psicologa torino Alberta, è cosi' diventata Psicoterapueta, e svolge la sua attività a Torino, perciò meglio conosciuta nell'ambiente con Psicoterapeuta Torino. La sofferenza psicologica si manifesta attraverso molteplici sintomi psicologici e fisici, e con l'aiuto di una psicologa o di una psicoterapueta questi si possono curare questi sintomi ed è per questo motivo che la psicologa torino e psicoterapueta Torino Alberta ha deciso di iniziare nella citta dove si è laureata, a Torino. Alcune persone prendono la decisione di rivolgersi ad uno psicologo o ad uno psicoterapueta perchè si sentono sole o da troppo tempo depresse o ansiose. Molte altre per avere un sostegno per affrontare la malattia. D'altra parte molti, invece, per paura dello stigma non si rivolgono a nessun psicologo o psicoterapueta. La psicologa Torino e psicoterapeuta Torino Dott.ssa Alberta riceve su appuntamento e offre la sua consulenza psicologia a torino rispettando tutte le norme per la privacy. La psicologa Torino e psicoterapeuta a Torino ALBERTA sarà lieta di offrirvi tutta la sua professionalità per una consulenza psicologica. La prima consulenza psicologica sarà gratuita e si svolgerà a Torino nel suo studio privato.

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Psicologa • Psicoterapeuta

ATTACCO DI PANICO: cause, effetti collaterali e psicoterapia.

L'ATTACCO DI PANICO, per il suo aspetto molto “fisico” viene considerato spesso come una malattia senza implicazioni psicologiche, senza correlazioni con l’ambiente in cui si vive e le esperienze già vissute. Eppure, al di là delle diversità individuali, gli studi psicodinamici hanno messo in luce i collegamenti tra l’episodio di panico e i meccanismi psicologici che hanno contribuito a causarlo. 

 

Un morso alla gola
il panico
Un losco foulard stringe il nodo
Lede instillando angosce
Intesse cime di pensieri annodando dolore
Black out

Fuori la notte
Per una chiara luce dentro

Anonimo

Questa breve poesia è densa di significato, colma di immagini che permettono di calarsi nel vissuto di chi è stato colto dal cosiddetto Disturbo da Attacco di Panico (DAP)Una sofferenza intensa, sperimentata come improvvisa, incomprensibile e difficilmente condivisibile.

 

CAUSE DELL'ATTACCO DI PANICO

Gli attacchi di panico sporadici e di lieve entità, in condizioni di stress particolari, colpiscono il 30% circa della popolazione, prevalentemente giovanile. I veri attacchi di panico di interesse clinico, invece, colpiscono il 3-4% della popolazione.
Da un punto di vista psicodinamico, l'origine dell'attacco di panico è da ricondurre a conflittualità emotive inconsce, sia personali che relazionali.

 attacco di panico

Sono stati individuati dei FATTORI CHE POSSONO PREDISPORRE AL DISTURBO DI PANICO: è comune ritrovare la presenza di situazioni di perdita, come il lutto di una persona cara, o il divorzio dei genitori, o ancora una difficoltà lavorativa o affettiva.
Secondo le teorie psicodinamiche, a livello psicologico, sembra esserci una connessione tra l’attacco di panico ed eventuali sensazioni di paura di perdere una figura significativa dell’infanzia, o il reale avvenimento di perdita.
Può costruirsi un'identità debole ed insicura, sempre timorosa che si verifichi un abbandono o una perdita. Se poi in un momento della vita avviene la PERDITA REALE di una persona importante, la fine di una relazione amorosa, o la perdita del posto di lavoro, si corre il rischio di riattivare dolorosamente quel processo psicologico sempre temuto. Nelle persone che soffrono di questo disturbo, in compresenza di stati emotivi in cui prevalgono ansia e paura, prevale, inoltre, uno stile di vita improntato sull'inibizione del comportamento di esplorazione autonoma a favore della conservazione di schemi comportamentali rigidi, atti alla ricerca di protezione.
Nella maggior parte dei casi, i genitori di queste persone spesso sono stati e continuano ad essere fortemente ansiosi e iperprotettivi. 
In entrambi i casi, si verifica un blocco nel normale processo di separazione-individuazione. Le limitazioni alle iniziative di distacco del bambino vengono solitamente giustificate in nome di una sua presunta debolezza costituzionale fisica od emotiva. Se da un lato la continua protezione e attenzione ricevuta da genitori iperprotettivi, consente di elaborare un senso di sé come persona amabile e di valore, dall'altro le restrizioni percepire nella propria autonomia consentono di elaborare contemporaneamente un senso di sé come debole ed incapace, che non può integrarsi col precedente.
L’angoscia è così di duplice natura: ANGOSCIA PER LA SEPARAZIONE che si manifesta come paura dell’abbandono e della solitudine, e l’angoscia che accompagna l’identificazione con il genitore è vissuta come PAURA DI ESSERE INTRAPPOLATO, o imprigionato. Inoltre, le ipotesi psicodinamiche per questo disturbo si fondano sui concetti basilari della psicoanalisi, come l’esistenza e la centralità del vissuto mentale inconscio e la relazione tra meccanismi di difesa psicologici e desideri conflittuali che contribuiscono nel formare i sintomi. Da un punto di vista psicodinamico infatti lo sviluppo dei sintomi è da ricondurre sovente a CONFLITTUALITÀ EMOTIVE INCONSCE.
Ad esempio, le persone che soffrono di disturbo di panico spesso si confrontano con intensi VISSUTI DI RABBIA E AMBIVALENZA (amore/odio, dipendenza/autonomia) che credono in un qualche modo possano minacciare e danneggiare il rapporto con persone per loro importanti. Sebbene molte persone, infatti, siano consapevoli di questi sentimenti, che sentono come spiacevoli e difficili da tollerare e controllare, molti di questi sono in realtà vissuti ad un livello inconsapevole e si riflettono poi nella sintomatologia specifica del panico. Emozioni e fantasie che sono vissute come minacciose o pericolose sono così evitate con meccanismi psicologici e comportamentali automatici, quali la negazione di stati emotivi dolorosi o atteggiamenti iper-amichevoli, che mascherano la tensione emotiva, in modo così da evitare il conflitto (reale o solo immaginato e temuto). Questi meccanismi, psicologici e comportamentali, permettono di spostare sentimenti a forte carica emotiva verso oggetti e situazioni meno importanti dal punto di vista emotivo. Il disturbo di panico spesso è, così, una FORMAZIONE DI COMPROMESSO tra desideri e sentimenti conflittuali e difese inconsce verso questi, ad esempio tra rabbia e desideri di dipendenza affettiva verso figure importanti nella vita affettiva della persona. 
L'ansia, infatti, ad un livello che potremmo definire come “accettabile”, avverte della presenza di desideri e impulsi che sono vissuti come potenzialmente pericolosi: scelte relazionali e affettive, responsabilità lavorative o sentimentali, separazioni reali o anche solo immaginate. Quando non si riesce a contenerla attraverso meccanismi psicologici e comportamentali ottimali, essa può incrementare fino a manifestarsi nei sintomi del panico.

EFFETTI COLLATERALI DELL'ATTACCO DI PANICO

Nella storia personale di chi soffre di Panico e nelle circostanze in cui si sono verificate le prime crisi di panico, sono visibili elementi comuni. Per esempio, la frequenza con cui ricorrono nell'infanzia lutti o separazioni, la difficoltà a trovare un linguaggio per esprimere le proprie emozioni, la presenza di un legame ambivalente con uno dei genitori. In generale però, questi sintomi sono talmente vividi che alcune persone dopo un attacco di panico si rivolgono subito al Pronto Soccorso, convinte di essere sul punto di avere un infarto o un’altra grave malattia. 
Durante l’attacco di panico, la persona cerca di scappare via, di lasciare l’ambiente nel quale si trova, qualunque esso sia, senza badare ad altro che ad una via di fuga. Vorrebbe riuscire a comunicare ciò che gli sta accadendo, ma la parola non esce e il pensiero non è lucido: tutto questo lascia un forte segno nella memoria e nell’esperienza.
Esistono infatti degli “EFFETTI COLLATERALI” al Disturbo di Panico, ossia una serie di disturbi e sintomi che si manifestano inevitabilmente dopo il primo attacco di panico, come ad esempio l’ansia anticipatoria, l’ipocondria, l’agorafobia, e la depressione.
L’ANSIA ANTICIPATORIA rappresenta il sintomo specifico del disturbo di panico: si presenta infatti come un senso pressoché continuo di disagio che la persona vive in attesa che arrivi un nuovo attacco acuto. L’imprevedibilità di un eventuale nuovo episodio la porta a cercare di capire come poter allontanarne il rischio. 
Il disturbo di panico è spesso associato ad AGORAFOBIA, vale a dire l’ansia relativa al trovarsi in luoghi o situazioni dove non è possibile allontanarsi nel caso di disagio o panico; oppure, all'IPOCONDRIA, ossia la paura delle malattia, e la ricerca disperata di un disturbo fisico a cui imputare i sintomi corporei dell’attacco di panico.
La demoralizzazione e la DEPRESSIONE accompagnano poi quasi inevitabilmente l’evoluzione del disturbo. L’isolamento progressivo, il fatto che lo stile di vita sia interrotto porta allo scoraggiamento: la persona è lucida, consapevole, ma disperata perché non sa fare più nulla. Può capitare allora che inizi a bere o ad usare sostanze per cercare di alleviare il dolore e la disperazione; anche il rischio di suicidio è piuttosto elevato.

PSICOTERAPIA DELL'ATTACCO DI PANICO

La psicoterapia psicodinamica del disturbo di panico è volta al RICONOSCIMENTO DELLE EMOZIONI che, se non sono pensate, continueranno ad emergere nel corpo attraverso il sintomo.
Durante il trattamento, è possibile che conflitti e aspettative non consapevoli che la persona ha sviluppato nel corso della sua vita verso persone significative, riemergano anche nella relazione psicoterapeutica, rivolte verso il terapeuta stesso. L’attenzione per questi aspetti transferali, relazionali ed emotivi, permette alla persona di riconoscere e comprendere, e quindi di controllare meglio, le parti del proprio mondo emotivo che contribuiscono a causare disagio psicologico espresso con il panico. Le persone che soffrono di attacchi di panico possono vivere la dipendenza verso gli altri come pericolosa, possono provare un senso di inadeguatezza personale e un attaccamento affettivo molto ambivalente. Per avere un senso di sicurezza affettiva personale devono dipendere dagli altri e vivono così le separazioni, reali o presunte, come fortemente traumatiche.
Molte persone che soffrono di panico provano un intenso disagio o paura all'idea di potersi arrabbiare verso coloro che amano, come se credessero ad un livello inconscio che la loro rabbia in un qualche modo potesse ferire i loro cari e danneggiare le relazioni con loro. Un circolo vizioso di dipendenza affettiva fatta di paura, rabbia, colpa e ansia che, con il contributo di situazioni stressanti reali, può scatenare la dolorosa esperienza del panico. Basandosi su questa analisi è possibile intervenire dal punto di vista psicoterapeutico attraverso un trattamento specifico, validato a livello scientifico e relativamente breve nel tempo e nel numero di sedute che si focalizza sui conflitti relativi al riconoscimento dei sentimenti di PAURA E RABBIA, AMBIVALENZA EMOTIVA RISPETTO ALL'AUTONOMIA, ALLA PAURA DELLA PERDITA E DELL'ABBANDONO.
Per quanto riguarda la terapia farmacologica, spesso associata a quella psicoterapeutica, sono risultati efficaci i farmaci antidepressivi, piuttosto che gli ansiolitici. Ciò può significare che alla base del disturbo, non vi è tanto una tipologia fobica, quanto più uno SFONDO DEPRESSIVO LATENTE
È necessario anche INFORMARE LE PERSONE CHE CIRCONDANO IL PAZIENTE: il contesto relazionale in cui è inserito gioca infatti un importante ruolo sia nello sviluppo della problematica che nella possibilità di una sua risoluzione. È necessario stare vicino al paziente, senza farsi prendere da ansie ed eccessivi timori: comprensione e disponibilità all'ascolto sono doti fondamentali per chi deve convivere o stare a fianco di chi soffre di attacchi di panico. Riconoscere i piccoli miglioramenti è fondamentale, come condividere la gioia. Il parente deve anche accettare l’idea che al miglioramento corrisponderà un naturale distacco e maggiore autonomia del paziente.

CONCLUSIONE

Un morso alla gola
il panico
Un losco foulard stringe il nodo
Lede instillando angosce
Intesse cime di pensieri annodando dolore
Black out

Fuori la notte
Per una chiara luce dentro

Anonimo

La poesia, proposta nell'introduzione, sembra racchiudere nel suo finale un messaggio essenziale: all'interno di ognuno è presente una “chiara luce”, una potenzialità creativa, incontaminata dagli eventi esterni, in grado di riemergere e liberare la persona da un dolore così profondo. Messaggio che emerge in tale approfondimento, volto a ricercare in chiave psicodinamica, la patogenesi del disturbo di panico e i possibili sbocchi terapeutici. Si vuole qui sottolineare come la “GIUSTA CURA” debba disegnarsi sulla persona e non viceversa. Essenziale fin dall'inizio è, quindi, la sensibilità e l'esperienza del terapeuta in grado di cogliere gli elementi costitutivi dell’individuo, che portano ad una terapia piuttosto che ad un'altra. 
L'approccio terapeutico si basa sul riuscire a ricostruire il filo di continuità nella storia personale del paziente: spiegazioni complesse, ma ben precise, che danno ragione al presentarsi di queste crisi, tanto incontrollate, da sembrare “immotivate” agli occhi del paziente. Chiarir quindi e al paziente di non essere “vittima” in modo insensato di qualcosa che di esterno che si impossessa di lui, ma che sia lui stesso a “servirsene”, pur inconsciamente, come segnale d'allarme e difesa.
È un sintomo la cui finalità è quello di difendersi da una stato emotivo interno, percepito e ricordato come intollerabile per l’intensità della sofferenza. Un segnale d’allarme che mobilita anche il contesto familiare, richiamando l’attenzione verso di lui. Importante è quindi rendere la persona consapevole del proprio stile di vita, ripercorrendo la sua storia personale, e ricontestualizzando la propria esperienza, affinché la persona possa cogliere la sensatezza di un disturbo solo apparentemente insensato.
Il RAPPORTO COL TERAPEUTA, come base emotiva sicura, insieme al CONSAPEVOLIZZAZIONE E DI MENTALIZZAZIONE DELLE EMOZIONI, è la via che permette l’elaborazione delle crisi, verso la presa di coscienza di essere il “DOMINATORE” E NON "IL DOMINATO" DALL'ATTACCO.
Un sintomo, che nell'ottica dell’unità dell’individuo, rappresenta non solo una reazione ad eventi di vita passati e presenti, ma che racchiude anche in sé una finalità positiva di trasformazione ed elaborazione personale.

"Fuori la notte. Per una chiara luce dentro."

 

AREE D'INTERVENTO: ATTACCHI DI PANICO

 


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giorgio M. Bressa, Carla Massi (1996), Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP), NIS, Roma, 1996.

APA, DSM IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Ed. Masson, Milano, 2001.

Gabbard C. O., Psichiatria Psicodinamica, Cortina, Milano, 1995.

Ammaniti M., Manuale di psicopatologia dell’adolescenza, Cortina, 2002.

  • I più grandi pericoli della vita s'incontrano, quando si fa di tutto per evitarli.

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